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BSA: mercati emergenti pronti ad adottare il cloud, ma anche a “condividerlo troppo”

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Una ricerca di Business Software Alliance mostra i balzi in avanti nell’adozione
del cloud computing, i servizi più richiesti dagli utenti e i rischi connessi
alla condivisione delle credenziali d’accesso

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Milano,
18 luglio 2012 — Le economie emergenti sono mercati già maturi per i servizi di cloud computing – anche i servizi prepagati – ma troppo spesso gli utenti di quei mercati sono pronti a condividere le credenziali d’accesso, il che apre la strada a potenziali rischi di abuso nelle licenze software, come riporta Business Software Alliance (BSA) sul proprio blog, www.bsa.org/techpost.

BSA, in collaborazione con Ipsos Public Affairs, ha infatti realizzato una ricerca per sondare competenze e impieghi che circa 15.000 utenti di 33 nazioni fanno del cloud computing.
Ne risulta che, a livello complessivo, il 45% di essi afferma di utilizzare “servizi online che consentono di creare, gestire, archiviare documenti, fogli di calcolo, foto o altri contenuti digitali cui poi accedere da qualsiasi computer tramite login via web”. Tale dato medio, però, in economie emergenti quali Tailandia, Malesia, Argentina e Perù, sale fino al 50%, mentre in economie mature come Stati Uniti, Regno Unito, Germania e Francia si riduce al 33%.

Stiamo assistendo a un vero balzo in avanti nell’adozione del cloud da parte dei più recenti utilizzatori di computer e tecnologie informatiche in genere”, commenta Robert Holleyman, Presidente e CEO di BSA. “Chi vive in un’economia in via di sviluppo e utilizza il computer, probabilmente utilizza anche servizi cloud almeno temporaneamente, per scrivere testi, inviare email, archiviare foto e documenti e così via, anche se talvolta nemmeno sapendo che quei servizi gli sono disponibili in modalità cloud”.

Globalmente, l’88% di coloro che si riconoscono come utenti cloud affermano di avvalersi di tali servizi a scopo privato, mentre sono il 33% se ne serve per impieghi professionali. In ambo i casi, le cifre sono leggermente più elevate nelle economie emergenti rispetto a quelle mature.

I servizi gratuiti dominano nel campo degli impieghi privati in tutto il mondo, ma il 33% degli utilizzatori del cloud affermano – in percentuali omogenee tra economie emergenti e sviluppate – di pagare per almeno la metà dei servizi di cui si avvale in ambito professionale.

Le economie emergenti sono mercati più ridotti di quelle mature, almeno per ora”, continua Holleyman. “Ma esse appaiono pronte ad adottare il cloud computing, un segnale assai promettente per le prospettive del mercato globale dei servizi cloud”.

Tuttavia, la ricerca BSA svela anche alcuni spunti potenzialmente preoccupanti: infatti, il 42% degli utenti nel mondo che affermano di pagare per i servizi cloud business, ammettono anche di condividere le proprie credenziali di login all’interno dell’organizzazione per cui lavorano. E su questo punto si crea una netta divisione: nei mercati emergenti lo fa il 45% degli utenti, in quelli maturi solo il 30%.

Questo è un dato che deve farci aprire gli occhi”, dice ancora Holleyman. “Certo, non significa necessariamente che il 42% degli utenti business stia piratando i servizi cloud, anche perché esistono licenze che consentono la condivisione degli account e molti servizi non fanno pagare tanto il numero di accessi quanto l’utilizzo di potenzialità di memoria, indipendentemente da come l’utente ha avuto accesso a tali risorse. Eppure vale la pena notare che il 56% di chi paga servizi cloud per il business ritiene che sia sbagliato condividere le credenziali fra colleghi. Dipende dai tipi di contratto, ma in linea di principio è vero che ciò potrebbe effettivamente costituire un abuso delle condizioni di licenza”.

Il fatto che così tante persone condividano le credenziali d’accesso al cloud pur sapendo che è scorretto mette in luce l’eterna natura della pirateria software”, conclude il Presidente di BSA. “Per questo i governi dovrebbero provvedere chiari sistemi di protezioni ed energici strumenti di enforcement a tutela della proprietà intellettuale anche in ambiente cloud”.

Holleyman pubblicherà due post sul blog di BSA: il primo contiene analisi dei modelli di utilizzo del cloud, delle differenze fra meracti emergenti e maturi, impieghi privati e professionali e sulla popolarità relativa di diverse tipologie di servizi. Il successivo approfondirà il significato della diffusione della condivisione delle credenziali fra utenti business, sottolineando quattro differenti modi attraverso cui la pirateria può verificarsi in un contesto cloud, sia attraverso servizi pubblici che privati.

Ulteriori dettagli nei post completi, scaricabili, con i risultati della ricerca, da www.bsa.org/techpost.