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La tecnologia di Gigaset incontra il design e l’artigianato

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gigaset logo La tecnologia di Gigaset incontra il design e lartigianatoMilano, 16 aprile 2012 -  Gigaset Communications, leader di mercato nella telefonia in Europa, ha sostenuto “Milano is Calling: i nuovi dialoghi tra designer e artigiani” nel corso di un incontro che si è tenuto presso lo showroom di Skitsch a Milano a ridosso dell’edizione 2012 del Salone Internazionale del Mobile. Continua dopo il break.

Organizzato da Design Circle, il circuito di conferenze informali curato da Patrizia Coggiola, ha l’obiettivo di far dialogare in modalità aperta e trasversale le diverse figure che compongono lo scenario del design contemporaneo. A scambiarsi opinioni sul tema sono stati nomi di prestigio come i designer Francesco FaccinGiulio IacchettiLorenzo LongoChiara MoreschiAndrea RadiceHarry ThalerStefano Maffei , professore del Politecnico di Milano, curatore e ideatore della galleria milanese Subalterno1; Mario Sampietro di Sampietro 1927Kuno Prey , Preside della Facoltà di Design & Arti della Libera Università di Bolzano.

“Abbiamo aderito con piacere e curiosità a Design Circle. Con la curiosità di un’azienda che desidera ascoltare i dialoghi sul design e sull’artigianato. Gigaset pone molta attenzione allo sviluppo del prodotto, produciamo in Europa,  in Germania, in quella che è stata definita la ‘Fabbrica Verde’. L’attenzione ai materiali, alla qualità e al rispetto dell’ambiente sono sicuramente i valori in cui crediamo e nei confronti dei quali ci  sentiamo degli “ artigiani” delle telecomunicazioni”, ha dichiarato Carlo Denti, Direttore Marketing di Gigaset.

Il dibattito è entrato immediatamente nel concreto delle esperienze ed esigenze manifestate da chi il settore lo costruisce e lo vive professionalmente.

È apparso immediato un nuovo ruolo sociale ed economico che potrebbe avere l’artigianato italiano e l’impresa artigiana rispetto al Made in Italy. L’artigiano, da persona che trasforma a mano i materiali, ora inizia a capire che integrando un buon disegno, un buon progetto, nuove tecnologie, può raggiungere nuovi target e trovare nuovi sbocchi di vendita. Un discorso estremamente attuale, che potrebbe rappresentare una risorsa per il tessuto produttivo italiano, tanto a Nord che a Sud della penisola italiana. Esempi, infatti, sono stati portati sia da Kuno Prey ed  Harry Thaler, quest’ultimo in collegamento skype da Londra, che hanno illustrato il successo dell’esperienza Pur Manifaktur: un brand di produzioni artigiane a km 0 nato due anni fa nei dintorni di Merano e che conosce uno straordinario successo distributivo, in loco, grazie alla presenza di un vivace afflusso di turisti capace di apprezzare nuovi oggetti tradizionali disegnati con un pensiero di design. Un brand creato e prodotto a km 0, con materiali e mano d’opera locale, e soprattutto venduto con successo nel raggio di poche decine di chilometri attorno a Merano. Design a km 0 dunque, proprio su modello del settore alimentare. Un altro esempio interessante è la Pimar, impresa di trasformazione della pietra salentina, tradizionalmente dedita a grandi commesse architettoniche internazionali.

Da quanto è emerso dall’incontro, le motivazioni economiche di questo fenomeno sono da rintracciarsi nel tentativo di contrastare una congiuntura che riduce le prospettive e la dinamicità del mercato, sia per i designer che per gli artigiani o le aziende che trasformano materiali locali. Ognuna di queste figure è alla ricerca di soluzioni che possano rappresentare una nuova opportunità di interpretare la propria professione. Indubbiamente la componente che con urgenza esige delle definizioni è quella distributiva. Perchè finora questo fenomeno sta dimostrando quanto vivace possa essere la creazione, la produzione e la confezione di nuovi prodotti di design artigiano.

Parlare di riscoperta dell’artigianato da parte di aziende e designer  in realtà non è il vero modo per rappresentare questo fenomeno, che è sempre stato presente nella storia economica italiana, come ha precisato Giulio Iacchetti. Ció che è nuovo, è l’opportunità colta da sempre più designer di autoprodursi progetti personali e quindi di divenire imprenditori e produttori di se stessi: un dato importante è, infatti, il numero sempre più consistente di designer che utilizzano gli artigiani come fossero mini-produttori.

L’incontro tra design e artigianato si manifesta da sempre e a qualsiasi livello nel tessuto produttivo italiano, perché la capacità di sviluppare produzioni di alta qualità formale è sempre stata una delle peculiarità delle aziende di design italiane. Quindi storicamente non è una novità assoluta, almeno per l‘Italia. La ragione per cui in questo periodo si parla di nuovo dialogo tra designer e produzioni manuali risiede nel fatto che la diversificazione del fenomeno sotto molti punti di vista sta portando a una lenta e sempre maggiore spinta dal basso. Questo avviene essenzialmente su due binari, da una parte i designer si autoproducono e dall‘altra le aziende artigiane  si orientano ad una produzione meno in stile e più contemporanea.

Partendo dallo stimolo penalizzante della crisi e della sempre maggiore assenza di aziende in grado di investire in nuovi progetti, i designer decidono di investire su se stessi, cercando i produttori spesso artigiani che possano trasformare i loro prototipi ed idee in prodotti concreti, gia pronti per il mercato. Queste autoproduzioni hanno ancora difficoltà a rappresentare dei modelli Economici sostenibili, ma il segnale di autodeterminazione è forte e vivificante.

Mettendo in dialogo artigianato e design, può essere possibile trovare una nuova definizione di un modello di business, e soprattutto di distribuzione, di vendita e di comunicazione. Perchè sia nel design, che nell’artigianato il vero nodo da sciogliere è quello di trovare modelli distributivi nuovi, validi ed efficaci, soprattutto che sappiano sfruttare le nuove piazze virtuali e social, piuttosto che ambire a creare prodotti per essere esposti nelle vetrine dei concept store nel mondo.